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Storia del Gruppo - agesci Trebaseleghe

Articolo per i festeggiamenti del 25° anniversario della fondazione del Gruppo Scout a Trebaseleghe

In virtù del fatto, che io sono tra quei pochi che si possono fregiare del motto: "IO C'ERO", determinato ineluttabilmente dalla carta d'identità; cerco di colmare questo "vuoto culturale" a beneficio di quanti oggi, vivono lo scoutismo a Trebaseleghe senza sapere com'è nato il gruppo Scout.

Negli anni '80, il sottoscritto assieme a Maurizio Michieletto e Walter Beggio giovani capi scout di Scorzè, frequentammo per altri motivi il centro giovanile di Trebaseleghe. Don Luigi Pasinato (cappellano del tempo), venendo a sapere che eravamo dei capi scout, ci fece un "mezzo" invito per dare vita ad un gruppo scout in parrocchia.

Nel 1981, lasciammo i lidi natali e cominciammo a frequentare il Centro Giovanile per definire il progetto, spiegare le caratteristiche di un gruppo Scout, scegliere la strategia per avvicinare ed interessare i giovani alla nuova proposta della parrocchia.

Si avvicinarono alcuni ragazzi sui 16/17 anni, con i quali iniziammo le prime attività; l'anno successivo potemmo censire per la prima volta il gruppo di Trebaseleghe Iº con un Noviziato.

In quei primi anni cercammo di farci conoscere portando il Gruppo fuori dall'ambito operativo tradizionale (la parrocchia), organizzando anche delle attività per il paese del tipo: il Carnevale in Piazza, l'Operazione Gufo, la Settimana della Pace, il Giornalino paesano, il campo estivo in bici ad Assisi, ecc.
Queste attività, ebbero una notevole eco e di conseguenza, altri ragazzi anche più giovani chiesero di partecipare ed entrare nel gruppo.

Ora le date esatte non le ricordo, ma nei 4 anni successivi, con l'aiuto di altri capi provenienti da Scorzè, ma anche con nuovi capi di Trebaseleghe, aprimmo un Reparto maschile prima, e uno femminile in seguito.
Lasciammo per ultimo l'apertura del Branco dei lupetti/coccinelle, il quale ebbe da subito una gran partecipazione, a tal punto che con nostro dispiacere, dovemmo convincere alcuni bambini di ritornare l'anno successivo.
Come in tutti i gruppi, le persone partecipano per vedere se piace, se riescono ad inserirsi bene, cercano di capire se le attività fanno per loro, alla fine c'è chi resta e chi lascia; tutte comunque hanno lasciato qualcosa di importante per il Gruppo, e spero che abbiano portato a casa anche qualcosa di importante per la loro vita.

A questa breve presentazione della nascita del Gruppo, non credo si possa aggiungere dell'altro. Aneddoti, avvenimenti, momenti di sconforto o di gioia, sono parte della vita di chi li ha vissuti direttamente sulla propria pelle.

Allora cosa rimane?

Credo che rimanga l'entusiasmo di queste persone:

I ragazzi che per primi hanno aderito al movimento degli scout senza sapere cosa fosse.
Le loro famiglie che con un grande gesto di fiducia hanno reso possibile l'inizio di una grande avventura che ci ha condotto qui ora.

Da festeggiare, in questo venticinquesimo anniversario, non è la data sarebbe troppo riduttivo; ma l'impegno di queste e molte altre persone che in questi anni si sono avvicendate alla guida del gruppo, con degli ideali e un futuro da raggiungere.

La strada fatta, le persone incontrate, lo scambio di idee, la pioggia che ha bagnato il cuore, il sole che ha asciugato le ferite, la volontà di arrivare fino in fondo, il desiderio di mettersi alla prova ogni giorno e scoprire di farcela; questo è da festeggiare, perché è riuscire in imprese più grandi noi che ci rende "immortali" e ci rende Felici.

Vivere queste esperienze, acquista un significato superiore, che è impalpabile ai più, ma dai significati importanti:

Diventa importante quindi, non cadere nella tentazione di far diventare la memoria di un evento un "Ricordo", perché il "Ricordo" è sterile, volge lo sguardo al passato, non da speranza.
La memoria che guarda al futuro con la fertilità dell'Uomo Libero, diventa "Saggezza".
Cercare di rendere la persona responsabile della propria crescita e della propria evoluzione è un grande gesto di Amore e di Libertà che è proprio dello scoutismo, quindi non abbattiamoci.
Fin qui siamo arrivati e molta altra "Strada" ci rimane da fare.
Quando partii da Scorzè, questi argomenti non erano parte del mio bagaglio, ma per fortuna qualcuno a mia insaputa, me li mise dentro e li scoprii in seguito con l'età.
Con affetto

Pino Pavan

Un ricordo ed un pensiero sullo scoutismo...per festeggiare il 25º del gruppo

Ricordando il primo nucleo di noviziato/clan che nel 1982 ha dato il via al gruppo scout Agesci Trebaseleghe I,° mi vengono in mente attività, incontri, esperienze che esprimevano tutto l'entusiasmo e la voglia di provare ciò che lo scoutismo offriva ad un gruppetto di ragazzi e ragazze un po' acerbo e non ancora consolidato.
Sperimentavamo una grande spinta ideale ed un senso di libertà e appartenenza tipici della proposta scout, ma anche, a volte, la paura di giocarci pienamente in una comunità, di confrontarci e di vivere una esperienza di riscoperta della fede (di spiritualità) più adulta.

I giochi, le uscite, i campi, le prime esperienze di servizio erano un laboratorio dell'imparare facendo, lavorando prima di tutto su noi stessi; la proposta, infatti, ci invitava alla progressione personale, cioè alla costruzione della personalità e del carattere, imparando a scegliere giorno dopo giorno che tipo di uomo/donna volevamo essere.

Per me è stata sicuramente una realtà di orientamento nella crescita (continuata poi nella comunità capi ) proprio per le numerose esperienze e gli incontri con persone significative che hanno lasciato il segno, ponendo appunto interrogativi fondamentali per approfondire il cammino di fede e gettare le basi per le future scelte di vita.

Tracciando una sintesi delle esperienze nelle varie unità come educatore negli anni di servizio in comunità capi, devo dire di aver sperimentato quanto sia delicato e prezioso il ruolo del capo scout;quanta dedizione, responsabilità, competenza (a 360°) e amore richieda e quanto sia impegnativo viverlo in comunità da adulti e cristiani in crescita.
Gli ideali dello scoutismo sono anche i riferimenti di un cristiano che si sforza umanamente di vivere la fede mettendola in pratica (la promessa e la legge scout lo indicano chiaramente). Ritengo che la scelta di fede nel patto associativo, assieme alla comunità capi, siano state le intuizioni più azzeccate dell'AGESCI, a superamento del tecnicismo metodologico, perché l'orizzonte è quello di volere il bene dell'altro, di fare la sua felicità ! Una missione impegnativa da interpretare perché richiama continuamente alle motivazioni e ai valori di riferimento quali la gratuità e la testimonianza. I capi hanno la possibilità "insieme" di rendere significativa la proposta scout e la CO.CA. di essere espressione e centralità della proposta educativa, diventando il luogo o meglio una esperienza dove convivono persone (uomini e donne ) con maturità, con idee, con età e con stili diversi che condividono"uno scopo" ed in formazione permanente, pronte a sostenersi ma anche a correggersi fraternamente animate da un unico SPIRITO.
Forse un ideale da coltivare e custodire ? Qualcuno ha affermato che la CO.CA. è un sogno….. sicuramente penso sia un "laboratorio" di ascolto e di dialogo tra persone che ricercano un equilibrio negli affetti familiari, negli impegni, nel lavoro, nel servizio in parrocchia. Per me è stata una scelta impegnativa a volte difficile ma ricca di soddisfazioni e di esperienze di cui ho fatto tesoro. Questa è stata la sfida più importante che ricordo della mia esperienza di capo scout e questa è anche la sfida personale che ho trovato utile per la mia vita.

Un grazie a tutte le persone che hanno percorso un pezzo di strada insieme ed un augurio che l'esperienza scout continui ad appassionare anche per il futuro!

Tiziano Gambaro




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